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Il Sole 24 Ore
Morning24 - Le storie da sapere per cominciare la giornata

di Alberto Magnani

24 aprile 2019

IL NODO DEL SALVA-ROMA

Governo, alta tensione sul Decreto crescita

Luigi Di Maio e Matteo Salvini (Ansa)

Luigi Di Maio e Matteo Salvini (Ansa)

Il cosiddetto Decreto crescita, approvato «salvo intese» lo scorso 4 aprile, è tornato ieri sul tavolo dei consiglio dei Ministri. Un argomento che apre l’ennesimo scontro in una maggioranza sempre più divisa, almeno formalmente, fra le due anime di Lega e Cinque stelle. Di per sé il decreto ha assunto le sembianze di un provvedimento omnibus, con politiche che vanno dai rimborsi per i risparmiatori Alitalia a soluzioni di sostegno alle imprese. Ma a spaccare l’esecutivo gialloverde, in questo caso, è soprattutto la norma nota come «Salva-Roma»: un provvedimento che sancisce la chiusura nel 2021 della struttura commissariale dedicata alla gestione di tutti i debiti accumulati dalla Capitale fino al 2008.

Il Movimento cinque stelle si schiera a favore del testo, sostenendo che non comporti oneri maggiori per lo Stato. Il partito di Di Maio sarebbe anche incline a un compromesso: la proposta è di includere la norma sul fardello debitorio della capitale, integrandola però con la possibilità per i grandi comuni di rinegoziare i tassi di interesse sui vecchi mutui. La Lega si mantiene ostile, lasciando trapelare una volta di più l’insofferenza per la prima cittadina pentastellata Virginia Raggi. Sullo sfondo dei dissapori su Roma resta un’altra partita di peso, quella sulle autonomie, dove i ruoli dei due partner di governo finiscono per invertirsi. In questo caso è la Lega ad accelerare sulle richieste di Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna per dare un segnale al proprio elettorato del Nord, mentre i Cinque stelle alzano una barriera in favore della «unità» del sistema Italia.

Talking points!
1) Salvini-Di Maio nel cul de sac che tiene in piedi il governo
2) Non solo salva-Roma, gli altri Comuni con la mina del debito

TOP NEWS

Cinque storie da sapere

1) Petrolio, la stretta sull’Iran fa volare l’oro nero...

La stretta di Trump sul petrolio fa impennare i prezzi dell’oro nero (Reuters)

La stretta di Trump sul petrolio fa impennare i prezzi dell’oro nero (Reuters)

La stretta dell'amministrazione di Donald Trump sulle esportazioni di greggio dell'Iran sta facendo impennare i prezzi del petrolio, arrivati ieri ai massimi da sei mesi. Nella mattinata del 23 aprile l’indice Wti è arrivato a scambi per 65,84 dollari (rialzo di 29 centesimi) mentre il petrolio Brent è passato di mano a 74,28 dollari (+24 centesimi). La Casa Bianca ha deciso di porre fine dal prossimo 2 maggio alla deroga concessa a otto paesi che ancora importano il greggio iraniano: la stessa Italia, Cina, Turchia, India, Giappone, Corea del Sud, Taiwan e Grecia. Gli Usa minacciano sanzioninei confronti di chi viola il diktat, perseguendo l’obiettivo implicito alla stretta: azzerare una fonte vitale di risorse economiche per Teheran, considerato come il nemico principale di Washington nel Medio Oriente.

2)...e impennare (anche) lo spread

Mercati, reazioni turbolente alla fiammata del petrolio (Ap)

Mercati, reazioni turbolente alla fiammata del petrolio (Ap)

La fiammata del petrolio si sta facendo sentire anche su altro termometro vitale per la salute della nostra economia, lo spread. Il brusco rialzo dei prezzi dell’oro nerosta innescando un’ondata di vendite sul mercato obbligazionario, facendo risalire i rendimenti dei principali titoli di Stato. Come scrive Andrea Franceschi, il tasso dei Treasury a 10 anni è balzato a quota 2,6% nei giorni scorsi. Quello dei Bund tedeschi, sceso in negativo a fine marzo come non si verificava dal 2016, viaggia a quota 0,05 per cento. A risentirne sono anche i BTp italiani: il loro rendimento, sulla scadenza decennale, viaggia a quota 2,68 per cento.

3) Il debito pubblico italiano cresce al 132,2%

Il ministro del Tesoro, Giovanni Tria (Reuters)

Il ministro del Tesoro, Giovanni Tria (Reuters)

Nuova doccia fredda dell’Eurostat sulla contabilità italiana. L’agenzia di ricerca ha certificato ieri l'aumento del debito italiano,salito nel 2018 al 132,2% del Pil dal 131,4% del 2017 (meglio il deficit, sceso al 2,1%, dal 2,4% del 2017). Si tratta del secondo valore più elevato su scala Ue dopo quello greco (181,1%), mentre proprio Italia, Grecia e Cipro segnano un altro record negativo: sono gli unici tre paesi Ue che hanno visto il proprio disavanzo salire, mentre in Francia è rimasto invariato e nei restanti 24 paesi è diminuito in media di cinque punti rispetto al 2015.

4) L’identikit del navigator: laureato in legge e residente al Sud

Centro per l'impiego a Roma (Ansa)

Centro per l'impiego a Roma (Ansa)

Qual è il profilo degli aspiranti navigator, le «guide» dei beneficiari del reddito di cittadinanza? Un primo identikit emerge dalle oltre 16mila domande pervenute per i 3mila posti a disposizione nel ruolo. In termini geografici, il dominio sembra essere del Sud: a guidare la classifica regionale delle candidature è la Sicilia con 2.477 domande, seguita dalla Campania (2.475), e poi da Lazio (2.236), Puglia (2.004) e la Calabria (1.497). Fra i titoli di studio primeggia invece giurisprudenza, laurea conseguita da 5.781 candidati.

5) Fbi nella Ue, 10mila agenti e tassa su Google. Il manifesto di Weber

Manfred Weber e Jean-Claude Juncker (Reuters)

Manfred Weber e Jean-Claude Juncker (Reuters)

Almeno 10mila uomini in più sulla frontiera entro il 2022, una «Fbi europea» per intensificare la vigilanza sul terrorismo e una tassazione sul digitale per i colossi tech. Ma anche divieti alla plastica monouso, cinque milioni di posti di lavoro e sforbiciata agli eccessi burocratici. Sono alcunifra i 12 punti programmatici che Manfred Weber, lo spitzenkandidat del Partito popolare europeo al voto di maggio, ha annunciato ad Atene (Grecia) per il lancio ufficiale della sua candidatura. Weber dà il via così alla campagna elettorale per il voto del 23-26 maggio, tracciando la rotta dei Popolari in uno dei voti più delicati della loro storia. L’ambizione è di recuperare i voti che rischiano di slittare a destra, spingendo su sicurezza, fisco e sviluppo tecnologico.

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