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I diritti degli europei

Un insieme di aiuti senza precedenti, pari a circa 1.800 miliardi tra il quadro pluriennale europeo 2021-2027 e il programma Next Generation Eu, che rischia di essere congelato se nel Consiglio europeo di dicembre i capi di Stato e di governo non riusciranno a superare l’impasse determinato dal veto imposto da Polonia e Ungheria (Politico.eu). Il nodo riguarda il rispetto dello stato di diritto (rule of law): il meccanismo prevede che qualora uno degli Stati membri violi i principi base condivisi, tra cui l’indipendenza della magistratura e la libertà di espressione, si possa decretare la sospensione degli aiuti a maggioranza qualificata. Varsavia e Budapest, che rifiutano che l’erogazione dei fondi sia subordinata a questo principio, chiedono che si decida invece all’unanimità (New York Times).

 

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Il problema è che se il bilancio pluriennale non viene approvato entro l’anno, la Commissione non può far partire la procedura di collocamento sul mercato dei 750 miliardi del Next Generation Eu (Il Sole 24 Ore). La Presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen ha detto che si può ricorrere alla Corte di Giustizia europea: “Non possiamo lasciare che i cittadini che hanno bisogno urgente del nostro aiuto non abbiano una risposta. Dobbiamo pensare a tutte queste persone, anche in Polonia e Ungheria” (Reuters). Sia Repubblica Ceca sia Slovacchia, gli altri due membri del gruppo di Visegrád, si sono dette a favore del meccanismo dello stato di diritto, mentre ad avvicinarsi a Budapest e Varsavia è stato il premier sloveno (Eunews).

 

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Ma vista la forte dipendenza di questi Paesi dai fondi europei, soprattutto con la crisi innescata dalla pandemia, i sindacati hanno già pubblicato un comunicato chiedendo ai loro governi di approvare l’accordo. E lo stesso hanno fatto i sindaci di Budapest e Varsavia (Europa Today). Senza dimenticare che, secondo gli ultimi sondaggi di Eurobarometro, il 72% degli ungheresi è favorevole al meccanismo dello stato di diritto.





 
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Democrazie fragili

Da quando è tornato al potere, nel 2010 Viktor Orbán ha costruito un progetto autoritario nel Paese, svuotando ogni altro potere diverso da quello politico (Freedom House). Proprio pochi giorni fa, il governo ha proposto una norma per ammettere alle elezioni solo i partiti che corrono in almeno 50 distretti: una mossa per scoraggiare i piccoli movimenti di opposizione (Ft).

La Polonia populista – guidata dal 2015 da Diritto e Giustizia (PiS), il partito di Jarosław Kaczyński – ha cercato di importare la ricetta ungherese, senza però ottenere gli stessi risultati. Il PiS ha balcanizzato la giustizia e vinto due elezioni legislative e due presidenziali di fila, scrive il Guardian, ma non controlla le grandi città, baluardo dell’opposizione liberale e motore della crescita economica. E di recente il movimento delle donne, sostenuto dai giovani, ha dato vita a proteste di massa contro la crociata anti-abortista del governo e della chiesa, una delle fonti del potere di Kaczyński (The Vision).

Ma sia in Polonia sia in Ungheria, a partire dai sindaci delle due capitali – come racconta Massimo Congiu – l’opposizione sta contrastando la posizione dei governi espressa nelle sedi europee, dando voce agli ungheresi e ai polacchi che auspicano un cambiamento nei loro Paesi rispetto agli anni bui del nazionalismo e della progressiva erosione degli spazi di libertà. In termini di reazione della società civile, è emblematica l’occupazione studentesca della storica Università di Arti teatrali e cinematografiche (Szfe) di Budapest (Micromega): una reazione contro la riforma del governo che ha affidato la guida dell’istituto a una fondazione gestita da figure vicine a Orbán e nominato un rettore a lui fedele (France24).

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Equilibrismi

Secondo una visione prevalente nel blocco dell’Est, l’Ue deve garantire mercato, frontiere aperte e sviluppo, senza però forzare la mano su democrazia e integrazione (Balkan Insight).

A questa visione, si legano anche considerazioni storico-ideologiche derivanti da memorie non pacificate e riferimenti valoriali ancora in cerca di un’integrazione, come emerso nel workshop di Fondazione Feltrinelli dedicato alla “Memoria europea”. Tanto in Ungheria quanto in Polonia, si è stratificata l’idea che la transizione dal comunismo al capitalismo sia stata dettata da un’offensiva incontrastata del capitale occidentale e del paradigma liberale, che hanno intaccato la sovranità dei due Paesi, commenta Ispi.

Qui l’Europa è vista come la banca centrale dove i politici raccolgono i fondi di cui hanno bisogno per attirare i propri elettori e senza alcun impegno, come invece prevedono i trattati di adesione firmati nel 2004. Se per anni – scrive Deutsche Welle – indipendenza della magistratura, diritti civili e libertà di stampa sono stati minati, mentre l’Europa guardava senza prendere iniziative, ora, già con l’accordo di luglio sul Next Generation Eu che annunciava l’introduzione di un meccanismo di condizionalità economica, si intravede un cambio di passo nella governance Ue. La condizionalità politica sul rule of law, emersa in fase di chiusura delle negoziazioni sul budget e da tempo contrastata dai due governi, sarebbe adesso un modo efficace per imporre la supervisione europea su determinate politiche nazionali: dopo anni di risoluzioni cadute nel nulla, un successo per Commissione e Parlamento, visto però come un sopruso dal blocco dell’Est (Linkiesta).

Anche perché l’altra partita determinante è quella che si gioca sulla distribuzione dei fondi. Gli Stati hanno deciso di non aumentare il bilancio dell’Ue, per cui la politica di coesione avrà una coperta troppo corta per soddisfare le esigenze delle periferie dell’Est e del Sud del continente. Un gruppo di Stati membri subirà una notevole riduzione delle dotazioni rispetto al passato: e questo gruppo di “perdenti”, secondo la proposta della Commissione, dovrebbe essere composto principalmente da Paesi dell’Europa orientale (Euvisions).

Agli antipodi

 

Il meccanismo dello stato di diritto darebbe nuovi poteri alla Commissione, che negli ultimi anni si è scontrata spesso con il governo ungherese su temi come immigrazione e valori conservatori. Ma queste sono competenze nazionali: a casa nostra dobbiamo decidere noi, non Bruxelles”, ribadisce Enikő Győri, eurodeputata di Fidesz (il partito Orbàn). In questi anni, i governi di Varsavia e Budapest sono stati accusati di diverse violazioni di diritti e libertà fondamentali. L’indipendenza della giustizia è stato il terreno su cui la Commissione ha richiamato più volte i due Paesi, che hanno ignorato ogni raccomandazione e risoluzione (Post).

 

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La Corte di giustizia europea lo scorso giugno ha inoltre condannato l’Ungheria per la cosiddetta legislazione “anti-Soros”, che ha introdotto diverse restrizioni alle università straniere in Ungheria, come quella fondata appunto da George Soros. E il governo di Orbàn è stato condannato anche per le leggi contro le Ong, che prevedono il carcere per chi assiste i migranti arrivati illegalmente (Repubblica).

Sulla Polonia, invece, Amnesty International ha realizzato un rapporto dettagliato in merito alle violazioni accertate su libertà di stampa, autonomia della magistratura, trattamento delle minoranze etniche e politiche di accoglienza dei profughi, che hanno portato a una procedura d’infrazione e a pronunciamento della Corte di giustizia contro il Paese.

 

 

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Il differenziale tra questi Paesi e l’Ue è ormai significativo, scrive Linkiesta: dalle politiche ambientali in direzione del contenimento delle emissioni di CO2 alle scelte in materia di immigrazione, dalle aperture al mondo islamico alle posizioni su temi quali aborto, omosessualità e ruolo delle donne nella Chiesa. Non a caso forse, spiega Visegrad Insight, da anni i media russi dipingono l’Ungheria comeil più attraente dei Paesi Ue” e “strenuo difensore della propria sovranità in opposizione alle ingiustizie di Bruxelles”.




 

Le sfide europee

 

A fine settembre, il primo rapporto sullo stato di diritto presentato dalla commissaria per i media e i diritti umani Vera Jourová è stato però un passo in avanti importante. La commissaria ha definito l’Ungheria una “democrazia malata” e non ha usato parole gentili neanche per la Polonia (Euractiv). “Solo l’Europa può salvare la democrazia a Varsavia”, ha spiegato all’Espresso Tomasz Grodzki, presidente del Senato, in Polonia terza carica dello Stato, in mano all’opposizione. “Nessuno dall’esterno potrà sistemare le faccende polacche. Ma attenzione, essere una famiglia significa che l’Europa non è solo una comunità finanziaria, un bancomat da cui attingere soldi, ma un’unione a cui base ci sono valori comuni come diritti umani”.

 

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Un avanzamento verso la condivisione di questi valori potrebbe essere il Patto europeo sulla migrazione e l’asilo che, come spiega Pierre Van Wolleghem, prova a creare un equilibrio tra posizioni agli antipodi. Ma i Paesi del gruppo di Visegrad hanno già bocciato la proposta della Commissione (East Journal).

Eppure, la storia d’Europa è la storia del conflitto contro la decadenza, ricordano Caterina Di Fazio e Mathieu Segers. La mutevolezza, la complessità e la trasformazione sono alcuni dei principali punti di forza dell’Europa dell’integrazione, ma anche alcuni dei suoi principali punti deboli. In moltissime occasioni, questi tratti portano l’Europa a confrontarsi con nuove sfide sulla credibilità del progetto, in relazione alla sua unitarietà, alla sua solidarietà, alla sua resilienza. Sfide che restano aperte per un “gigantesco esperimento” in continua costruzione.




 

 

T’IMMAGINI SE

Prosperity è una performance teatrale di Arpad Schilling, regista e drammaturgo ungherese fondatore della compagnia indipendente Krétakör che attraverso il teatro, scuote l'opinione pubblica e interroga il sistema politico ed economico sulla libertà espressiva e i diritti civili, degli individui e dell'intera società dell'Ungheria.

Come l'arte può intercettare le avvisaglie e i pericoli di una imminente dittatura? La mostra Artists & Agents - Performance Art and Secret Services, presso HMKV- The Hartware MedienKunstVerein a Dortmund, raccoglie opere di artisti di vari paesi, tra cui Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca, Germania e Cile in cui le arti performative erano considerate molto pericolose e osservate dai servizi segreti nei Paesi Socialisti dell'Europa dell'est. Agenti dei servizi segreti infiltrati da artisti nel mondo dell'arte per osservare e rivelare le strategie di dissidenza e rimandi a messaggi al potere. Una vera e propria interferenza di massa nella vita delle persone, come affermano anche i curatori dell'esposizione: Inke Arns, Kata Krasznahorkaie e Sylvia Sasse. Tema molto attuale ancora oggi.



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Copyright: Gabriella Csoszó


 

 

LE OPPORTUNITÀ DELLA FONDAZIONE

 

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È online il bando per il conferimento di una nuova borsa di studio

Osservatorio sulla Democrazia / Percorsi della politica e sentieri della scelta: cambiamenti delle culture politiche e conflitti

Fondazione Giangiacomo Feltrinelli promuove una borsa di studio per la selezione di un ricercatore/una ricercatrice che sarà incaricato/incaricata di svolgere attività di ricerca e di trattamento dei contenuti nell’ambito delle attività dell’Osservatorio sulla Democrazia per la durata di 11 mesi.

 

Nel contesto delle trasformazioni sociali che hanno investito l’Occidente europeo nel corso degli ultimi due decenni e in uno scenario determinato dalla crisi e da condizioni di fragilità diffusa che rendono più acute le disuguaglianze sociali e le disparità territoriali pre-esistenti alla pandemia, le categorie interpretative cui ci si appellava per inquadrare i fenomeni politici e i tradizionali punti di riferimento inerenti le opzioni a disposizione per rispondere alle domande che provengono dalla società vengono messi fortemente in discussione. Per questo è opportuno recuperare la bussola e mappare le nuove geografie del conflitto.

Consulta il bando di selezione qui. Le domande dovranno pervenire esclusivamente via email all’indirizzo ricerca@fondazionefeltrinelli.it entro le ore 14:00 di lunedì 7 dicembre 2020 indicando nell’oggetto “Candidatura: Politica

 



CREDITS


La Newsletter “Stato di diritto” di questa settimana è stata curata da:
Niccolò Donati e Spartaco Puttini
La rubrica T'immagini se è a cura di:
Manuela Barone
Supervisione editoriale:
Caterina Croce
Supervisione tecnica:
Andrea Montervino
Coordinamento giornalistico:
Good Morning Italia





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