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America anno zero

Dopo il primo dibattito tra Donald Trump e Joe Biden – un pessimo spot per la democrazia statunitense, ha commentato Mario Del Pero – quello tra i vice Mike Pence e Kamala Harris è stato invece un confronto “più civile”, con scambi di accuse ma senza colpi bassi e interruzioni, scrive il New York Times.


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Intanto Trump, tornato alla Casa Bianca dopo la positività al Covid-19, in un'intervista a Fox Business fa sapere di stare bene e di essere pronto a riprendere le manifestazioni elettorali, mostrando di voler tornare presto in prima linea in una campagna che è esemplare rispetto alla situazione più generale del Paese, come spiega il vicedirettore del Post Francesco Costa, nel suo ultimo libro “Questa è l’America”. Negli ultimi vent’anni, dice Costa, “gli Stati Uniti si sono radicalizzati e questa campagna elettorale non è altro che l’ultima tappa di un percorso che ha visto la prima vittoria di Trump, lo spostamento a sinistra del Partito democratico, i Tea Party, il complotto su Obama” (Gariwo).


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Entrambi gli schieramenti credono che l’altra parte stia tramando una presa di potere sulla nazione che metterà fine alla democrazia americana, dice Thomas Frank su Le Monde Diplomatique. Nonostante le differenze nella comunicazione tra Repubblicani e Democratici, il comune denominatore è il panico: gli elettori sono incoraggiati a credere il peggio sugli avversari e a sperare che la normalità possa tornare solo se a novembre prevarrà il candidato “giusto”.





 
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Agli estremi dell’elettorato

Sul New Yorker lo storico David Blight ha scritto che gli Stati Uniti sono sull’orlo di una secessione, non in senso politico, “ma all’interno delle nostre comunità”. La materia del contendere riguarda l’idea stessa di comunità e il patto di cittadinanza alla base degli USA, secondo lo storico americano Gary Gerstle.

Gli Usa, ha dichiarato Tiziano Bonazzi su La Lettura del Corriere, oggi mostrano le divisioni che li hanno sempre accompagnati sin dalle origini. Da una parte la base elettorale di Trump, animata da strati sociali in preda a una crisi identitaria, che li ha portati a subire l’influenza dell’estrema destra. Dall’altra lo schieramento di sinistra, dove è centrale il tema dell’empowerment, ma in due forme: la prima è quella vicina al Partito democratico con personalità come Bernie Sanders e Alexandria Ocasio Cortez, e poi ci sono i movimenti Black Lives Matter e #MeToo, al cui estremo si trovano la carica anti-establishment degli Antifa.

Biden vuole far passare il messaggio che, a differenza di Trump, lui sarebbe un “unificatore”, ha scritto John Fiegener sull’Huffington Post. Le sue parole lasciano però intendere quanto l’America sia oggi una nazione spaventata dalla possibilità che le prossime elezioni scatenino la violenza di gruppi che non sono pronti ad accettare una eventuale vittoria di Biden. Queste paure, come emerge dai sondaggi, potrebbero trasformare le divisioni che oggi spaccano il Paese in una rabbia cieca (Usa Today).


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L’ora di religione

Nell’intervista rilasciata per America Anno Zero, rubrica di Fondazione Feltrinelli, a cura di Mario Del Pero, lo storico canadese Andrew Preston racconta l’importanza del ruolo della religione nella campagna elettorale di Trump, che ne ha fatto uno strumento di polarizzazione del Paese.

Se Barack Obama e George W. Bush hanno usato la religione per unire il Paese, Trump l’ha cavalcata invece come questione divisiva per unire il suo elettorato. Il tentativo di portare quante più persone dalla sua parte, sfruttando il nuovo legame tra cattolici conservatori e protestanti evangelici, si vede nelle nomine, non solo della Corte Suprema, dove pesa la nomina di Amy Coney Barrett (Bbc), ma anche nei tribunali e corti d’appello.

Nel contempo, però, questo potrebbe rivelarsi un boomerang, sostiene Preston, facendo pendere l’ago della bilancia a favore di Biden: il rischio che alcune politiche progressiste vengano dichiarate incostituzionali potrebbe infatti far mobilitare maggiormente gli elettori progressisti per difendere i diritti acquisiti. Barrett ha detto che la sua fede non interferirà con i suoi doveri di giudice, ma agli studenti di giurisprudenza dell’università cattolica di Notre Dame ha anche detto che “il loro scopo fondamentale non sarà quello di diventare avvocato”, ma di “costruire il regno di Dio” (Npr).

Il problema, ha scritto Ian Buruma su Project Syndicate, “è che le figure nominate nelle più alte posizioni, cattoliche e protestanti, stanno spingendo per abbattere le barriere tra Chiesa e Stato, erette con tanta cura dai fondatori americani per garantire che il popolo, non Dio, governasse”.


L’America da salvare

 

In un video pubblicato qualche giorno fa, Michelle Obama ha accusato Trump di aver fatto sprofondare l’America nel caos. “Nella più grande crisi dei nostri tempi, ha moltiplicato le divisioni e il risentimento” del Paese, ha detto. Un presidente “negligente”, che applica “tattiche razziste”, ha spiegato l’ex first lady, esprimendo il timore che Trump possa “distruggere questa nazione”. “Votate per Biden come se la vostra vita fosse in gioco”, è l’appello estremo rivolto nel video (Guardian).



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E il primo dibattito televisivo tra Donald Trump e Joe Biden è stato la prova di questa profonda radicalizzazione. “Un combattimento tra cani in cui ogni fair play è andato perduto”, ha scritto Marco Damilano su L’Espresso. E non è solo strategia comunicativa, questa volta, la violenza dei toni è sostanza politica. “Donald Trump è il terminale perfetto del caos, è l’uomo che accende il fuoco e poi si propone come legge e ordine per spegnerlo. Nel sorriso di Biden stentato e familiare, risiede la speranza dell’elettorato democratico americano e mondiale. È lo scontro tra strappo e ricucitura, tra chi accende l’incendio e chi lo spegne, tra chi traffica con l’odio e chi vuole abbassare la tensione”.

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Ora – scrive il Washington Post – anche una parte dei Repubblicani sta cominciando a prendere le distanze dalla risposta sprezzante di Trump alla pandemia e dalla conclusione dei negoziati con i Democratici del Congresso sul piano di aiuti economici. Una crepa che potrebbe avere enormi implicazioni per Trump e il partito a sole quattro settimane del voto.




 

L’alba di una nuova era?

 

La crisi che sta attraversando il Paese porterà al collasso sociale? Il pericolo c’è, ha scritto George Packer su The Atlantic, ma può anche essere il punto di partenza per un’epoca di riforme radicali. Nonostante i conflitti ideologici, la maggior parte degli americani concorda infatti su alcuni punti: dall’assistenza sanitaria universale alla necessità di una maggiore pressione fiscale sui redditi alti, dall’urgenza della crisi climatica al pericolo del razzismo.

Ci troviamo in un momento storico decisivo
sostiene il senatore democratico Michael Bennett. “Abbiamo l’occasione di preparare il terreno per decenni di politiche di sinistra e migliorare la vita di decine di milioni di persone”. Ma ci vorrà qualcosa in più del trionfo di un candidato o di un programma. Gli statunitensi devono resuscitare l’elemento che ha sempre tenuto in piedi un Paese così esteso e variegato, vale a dire la fede nella democrazia.

 

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Neera Tanden, presidente del Center for American Progress, ha scritto un saggio dal titolo “A New Social Contract for the 21st Century”, in cui propone di riconsiderare il patto tra cittadini, aziende e Stato in modo da cancellare le debolezze emerse con il Covid-19. Un aggiornamento del New Deal che potrebbe “salvare” gli Stati Uniti. Nonostante il passato da moderato, nel programma di Biden si trovano in effetti molti elementi della nuova sinistra americana. Non a caso, Bernie Sanders ha dichiarato: “Penso che il compromesso raggiunto, se sarà messo in pratica, farà di Biden il presidente più progressista dai tempi di Roosvelt” (Financial Times).

 



 

 

T’IMMAGINI SE

More Sweetly Play the Dance di William Kentridge è una video installazione su otto schermi, in mostra agli Antichi Arsenali di Amalfi. La danza proietta immagini di resistenza verso il razzismo e verso la paura che ci minaccia, mostrando come la danza sia "un atto di resistenza", una potente metafora di ciò che stiamo vivendo.

Open the Circle è un'organizzazione no profit nata a Chicago nel 2017 che canalizza le risorse creative in progetti educativi di comunità con le persone e i giovani che vivono alcuni dei più grandi problemi che la società americana si trova ad affrontare. I progetti attualmente in corso sono organizzati da Chicago footworkBangin' On King Drive è il video musicale girato da Wills Glasspiegel durante la Bud Billiken Parade, la parata afroamericana più antica degli Stati Uniti d'America.




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RP Boo Bangin' On King Drive,
diretto da Wills Glasspiegel


 

 

SUI CANALI DELLA FONDAZIONE

 

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America Anno Zero \ Intervista allo storico Andrew Preston

America Anno Zero è la rubrica di Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, a cura di Mario Del Pero, dedicata alle elezioni presidenziali americane

Il percorso delle elezioni presidenziali USA 2020 si concluderà con il giuramento del Presidente in pectore sulla Bibbia. Nella nuova puntata di #AmericaAnnoZero di questa settimana, lo storico canadese Andrew Preston ci accompagna in una rassegna storica sul ruolo della religione nella politica statunitense. A cura di Fondazione Giangiacomo Feltrinelli e Mario Del Pero, otto tappe di pillole video con storici ed esperti, ascolti digitali e testi selezionati dal nostro archivio per accompagnarvi verso le elezioni presidenziali americane.


 



CREDITS


La Newsletter “America's got troubles” di questa settimana è stata curata da:
Niccolò Donati e Spartaco Puttini
La rubrica T'immagini se è a cura di:
Manuela Barone
Supervisione editoriale:
Caterina Croce
Supervisione tecnica:
Andrea Montervino
Coordinamento giornalistico:
Good Morning Italia





FONDAZIONE GIANGIACOMO FELTRINELLI
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