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L’Europa che vorrei

“Negli ultimi mesi abbiamo scoperto
il valore di quello che abbiamo in comune”
.


Nel suo primo discorso sullo stato dell’Unione, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha elencato tutti i campi in cui l’Europa deve fare passi avanti se vuole continuare a difendere e sostenere il “bene comune” europeo : dagli investimenti ecosostenibili alla transizione digitale, dalla cancellazione del regolamento di Dublino alla difesa dei diritti civili (La Stampa). Ma tra il dire di Bruxelles e il fare degli Stati membri ci sono parecchi ostacoli di mezzo che rischiano di rovinare il “libro dei sogni” di von der Leyen (Linkiesta). Le divisioni dei governi, emerse durante la pandemia e nelle trattative per il piano Next Generation Eu (Open), oltre che la frammentazione del Parlamento europeo, potrebbero alterare i programmi della commissione.


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Ursula von der Leyen


Prova ne è la battaglia che si sta consumando sulla Conferenza sul futuro dell’Europa. Apparentemente bloccata dalla pandemia, la Conferenza non è partita a causa delle posizioni distanti tra il Parlamento europeo e i governi non solo sulla revisione dei trattati, ma anche su chi dovrà presiederla, sulle modalità del coinvolgimento della società civile e sul futuro delle proposte (Politico.eu). Senza dimenticare che all’Europarlamento si sta giocando un negoziato difficile con il Consiglio sia sul budget pluriennale che sul piano Next Generation Eu. Con diversi gruppi che criticano i tagli nel bilancio su clima, transizione digitale e ricerca, oltre che l’indebolimento della difesa dello Stato di diritto in relazione alla erogazione dei fondi europei (Il Sole 24 Ore).





 


Quale modello

 

“Il modello sociale europeo è morto”, aveva detto l’ex governatore della Bce Mario Draghi nel 2012 dopo la grande recessione. Verso quale modello si sta andando ora con la Commissione guidata da von der Leyen? “Abbiamo agito velocemente”, ha spiegato il presidente del Consiglio europeo Charles Michel dopo l’accordo raggiunto sul programma Next Generation Eu a luglio.


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Mario Draghi

“In poche settimane i 27 capi di Stato e di governo si sono accordati per mobilitare un ammontare di denaro senza precedenti e cambiare il nostro modello economico e sociale attraverso l’agenda sul clima e sul digitale. Questa sarà la base della nostra strategia per il futuro dell’Europa”
(Euronews).


Sin dal suo insediamento, la presidente della Commissione ha indicato tra le priorità non solo il Green Deal, che ha lo scopo di accompagnare gli Stati membri nella transizione verso la “neutralità climatica” dell’Unione europea entro il 2050, ma anche l’obiettivo di una transizione ecologica giusta, a beneficio di tutti i cittadini.

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La sfida ambientale viene così connessa alla necessità di adeguare i sistemi di welfare europei alle nuove strategie di sviluppo sostenibile (Secondo Welfare). Quello che può leggersi in filigrana è un modello di Europa che vuole prendere le distanze sia dagli Stati Uniti isolazionisti e iper-individualisti di Donald Trump, che dalle suggestioni illiberali e anti-democratiche che vengono da Est. Un’Europa che protegge i suoi cittadini, l’ambiente e la propria economia dagli eccessi della competizione di mercato, senza però isolarsi dal resto del mondo ergendo “muri” né accettando compromessi sullo stato di diritto (CEPS).  Una “European Way of Life”.

 




 


Diritti al centro


Eppure, nonostante gli annunci sulla cancellazione del regolamento di Dublino per i richiedenti asilo, il nuovo piano presentato da Ursula von der Leyen è un “piano a metà”, scrive l’Huffington Post. “La solidarietà è obbligatoria”, hanno spiegato i commissari. Ma il piano non prevede un meccanismo che obbliga i Paesi dell’Ue alla gestione comune e solidale dei flussi migratori che interessano gli Stati del Sud. Chi si opporrà alle redistribuzioni dagli altri Stati Ue dovrà offrire un aiuto economico (Corriere). “Un nuovo vecchio patto”, scrive l’Ispi.


“Le distanze tra i Paesi Ue su come rispondere alla sfida delle migrazioni restano incolmabili. In un’Europa in cui manca solidarietà, l’unico punto su cui tutti concordano è la riduzione degli arrivi irregolari”
(Ispi).

 

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Repubblica Ceca e Ungheria hanno fatto sapere subito di essere contrari. “Crediamo che le frontiere dell’Europa debbano essere protette – ha detto il portavoce del governo ungherese – dovranno essere creati hotspot esterni per trattare le richieste di asilo; dobbiamo garantire che le frontiere esterne dell’Ue e dello spazio Schengen rimangano perfettamente sigillate lungo” (Ekathimerini). Solo qualche giorno prima, dopo il rogo nell’hotspot di Moria a Lesbo, il Vice-Presidente dell’iniziativa “Promoting our European Way of Life”, Margaritis Schinas, ha affermato: “Moria ci ricorda che non possiamo vivere a lungo in una casa ancora in costruzione. Occorre creare, assieme, una politica comune per l’immigrazione” (Financial Times).

 


 
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Divisi alla meta

Resta aperta anche la questione delle posizioni europee in politica estera. Il discorso di von der Leyen “suona la carica per un’Europa sovrana e meno timida nella difesa dei diritti e delle libertà fondamentali su cui è stata costruita”, ha commentato il ministro per gli Affari europei Enzo Amendola. Gli stessi diritti che “oggi sono violati sotto gli occhi di tutti in Bielorussia e in Russia” (Formiche).

Dopo che il Parlamento europeo ha votato una risoluzione in cui disconosce l’esito del voto in Bielorussia, la condanna è arrivata anche dal Comitato economico e sociale europeo, che ha chiesto di adottare le sanzioni promesse dal Consiglio (Agensir).


Ma l’ultima riunione dei ministri degli Esteri dei 27 si è conclusa con un nulla di fatto: Cipro non darà il suo voto favorevole alle sanzioni contro la Bielorussia fino a quando non saranno inaspriti i provvedimenti contro la Turchia per le trivellazioni nelle sue acque territoriali (Dw). Una delle sfide lanciate da von der Leyen, non a caso, è stata quella di passare dall’unanimità a una maggioranza qualificata per le decisioni legate ai diritti umani o all’imposizione di sanzioni (Internazionale).

 

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Condizionalità

Ma la stessa comparsa di “democrazie illiberali” nel cuore dell’Europa, dall’Ungheria alla Polonia, mette a rischio anche la componente democratica dell’Ue (L’Espresso).

Al Consiglio europeo di fine luglio, il premier ungherese Viktor Orban, insieme al collega polacco Mateusz Morawiecki, aveva esultato per l’intesa raggiunta sul Next Generation Eu, riuscendo ad ammorbidire le condizionalità sullo stato di diritto. Ma ora deve vedersela con la maggioranza dei gruppi che chiedono paletti più rigidi intorno all’erogazione di fondi europei per chi non rispetta lo stato di diritto (Huffington Post).


Per ripicca, Orban minaccia di non approvare nel Parlamento nazionale la parte del bilancio Ue legato al Recovery fund. E anche la Polonia prova a bloccare l’intero programma europeo (Politico.eu). Il contesto attuale continua a mostrare incertezze che, malgrado i buoni propositi, non confermano quell’immagine di ritrovato slancio che si vuole accreditare, ha scritto sul Corriere l’ex ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi.


La partita per il Green Deal, il “recovery fund” e la solidarietà europea, insomma, è ancora tutta da giocare. La “vision” riguardo alla “European way of life” da sola non basterà a restituire confidenza ai cittadini europei, stremati da un decennio di crisi: occorrerà anche l’abile pragmatismo dello statista e del tessitore politico. In questo senso, i prossimi mesi di trattative saranno cruciali.

 


 

T'IMMAGINI SE


L'artista, giornalista e attivista Zehra Doğan, è stata detenuta nelle carceri turche per 600 giorni. Cittadina turca di origini curde, è stata accusata di propaganda terroristica per aver rappresentato con l'arte del disegno ciò che aveva visto accadere durante i mesi trascorsi a Nusaybin, cittadina al confine con la Siria sotto coprifuoco a causa della guerra in corso tra l'esercito turco e il PKK. Durante la prigionia ha continuato a dipingere, su lenzuoli, asciugamani e quel che poteva trovare in cella, essendole stato negato di poter tenere il materiale per ritrarre. Ha reperito i colori tra i pigmenti delle spezie e del cibo usando anche i suoi capelli come "pennelli". Kemal Kurkut, studente, è stato ucciso dalla polizia durante un controllo di sicurezza al checkpoint di Diyarbakır, città natale dell'artista, situata lungo le sponde del fiume Tigri.



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Kemal Kurkut 2017 CC Zehra Doğan Creative Commons


 

 

CI VEDIAMO IN FONDAZIONE

 

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Feltrinelli camp \
Transformative Economies
from circular economy to green new deal

dal 3 al 4 ottobre 2020

 Fondazione Giangiacomo Feltrinelli
Viale Pasubio 5, Milano


Per la terza edizione di FeltrinelliCampcento giovani ricercatori e practitioner di diversa provenienza geografica e disciplinare – alternando workshop chiusi e conferenze pubbliche – dibattono sulle opportunità offerte dalla Green Economy e sulle politiche necessarie per tradurre l’alternativa in opzione concreta.

Le economie trasformative ci possono aiutare a concepire un paradigma nuovo, capace di affrontare anche le crisi come quella che stiamo vivendo oggi e di spingere una transizione verso nuovi modelli di produzione?




 


CREDITS


La Newsletter “Le cose che abbiamo in comune” di questa settimana è stata curata da: Niccolo' Donati
La rubrica T'immagini se è a cura di: Manuela Barone
Supervisione editoriale: Caterina Croce
Supervisione tecnica: Andrea Montervino
Coordinamento giornalistico: Good Morning Italia



 



FONDAZIONE GIANGIACOMO FELTRINELLI
VIALE PASUBIO, 5 20154 MILANO
C.F.: 80041090152 - TEL +39-02 4958341

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