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UNA CRISI CON L’ACCELERATORE

Il 14 aprile il Fondo Monetario Internazionale ha diffuso le stime sulla crescita mondiale: nei prossimi mesi i Paesi di tutto il mondo attraverseranno la peggiore recessione dai tempi della Grande Depressione, in una misura che potrebbe sacrificare decenni di sviluppo (NYT). Se l’economia mondiale si contrarrà del 3% (cinque volte tanto la crisi del 2008), l’Italia è maglia nera d’Europa (Sole24Ore), con un crollo che costerà il 9,1% del PIL: in zona UE solo la Grecia farà peggio (10%). Rispetto alle crisi precedenti, la recessione si sta muovendo a una “velocità supersonica” (FiveThirtyEight): negli Stati Uniti sono state registrate 16 milioni di richieste di sussidi di disoccupazione in sole tre settimane, contro le 42 settimane nel 2007-2009 e le 51 nel 1973-75. Il costo in termini di posti di lavoro potrebbe essere drammatico: secondo l’ILO, più di un miliardo di persone sono a rischio di perdere il lavoro o di vedere ridotto il proprio salario. In Europa sarebbero quasi otto lavoratori su cento a perdere il lavoro, ovvero 12 milioni di occupati a tempo pieno. L’impatto sull’economia potrebbe essere equiparabile a quello del crollo dell’Unione Sovietica sugli Stati del Blocco Orientale.


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Fonte: https://www.ilsole24ore.com





 
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Tra salute e lavoro

Seppur il Paese sia in lockdown, i lavoratori nei settori essenziali continuano a prestare servizio: sono centinaia di migliaia di operatori sanitari, impiegati alle poste, agenti di polizia o sorveglianza, operai, badanti e assistenti sociali, così come lavoratori nei settori agricoli, dei trasporti e della logistica. Secondo l’Istat, il 55,7% degli italiani continua a recarsi in ufficio o in fabbrica (Huffington Post). Come spiegano Francesca Coin e Marco Bertorello su Jacobin, la crisi ha operato un “disvelamento straordinario”, mettendo in luce i settori fondamentali per il funzionamento della nostra economia. Tuttavia, non sempre i lavoratori in questi settori beneficiano di livelli di salario, tutele e protezione sociale adeguati: in Francia i salari dei lavoratori essenziali sono al di sotto del salario medio (Statista). Anche in Italia chi continua ad andare a lavoro guadagna mediamente meno di chi lavora a distanza e gode di minori tutele contrattuali (Eticaeconomia). Oltre a questo, i lavoratori dei settori essenziali sono più esposti al rischio di contagio da Covid-19, come sembrano dimostrare i primi dati sulla diffusione del virus nella città di New York (Boston Review) e di diversi stati americani (Il Post). La pandemia rischia di penalizzare maggiormente i lavoratori precari, che potrebbero vedere non rinnovato il proprio contratto di lavoro, così come il lavoro “invisibile” o sommerso, in primis quello dei migranti che lavorano nella filiera agroalimentare, come ci ricorda Marco Omizzolo.

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Lavorare da casa

Se i lavoratori essenziali sono in difficoltà, costretti a trovare un equilibrio tra salute e lavoro, neanche gli occupati a distanza se la passano molto bene. Gli smart-workers tendono a lavorare di più rispetto agli standard tradizionali, sia nel numero di ore che nell’intensità (InGenere). Con il lockdown i confini tra tempi di vita e tempi di lavoro si sono fatti sempre più sfumati, con il rischio di sfociare nell’overworking (sovraccarico di lavoro) e, talvolta, in un vero e proprio burnout  – una forma di disagio psicofisico che si manifesta con l’incapacità di sostenere lo stress, talvolta associato a insonnia o depressione. Per questo motivo è importante il rispetto del diritto alla disconnessione, nell’ottica di tutelare la salute e il benessere di chi lavora a distanza. Inoltre, molte persone devono conciliare il lavoro da casa con le esigenze di cura dei figli o di familiari dipendenti, come spiega il vice-presidente di Twitter Bruce Daisley. Senza contare che non tutte le case sono uguali (TrueNumbers): più di un Italiano su quattro vive in condizioni di sovraffollamento abitativo  (quota che arriva a ben quattro su dieci per i minori), con un impatto non indifferente sulla qualità della vita e sulla produttività di chi fa smart-working.



 

LA NUOVA CLASSE GLOBALE

Negli ultimi giorni si sono fatte sentire le pressioni delle Confindustrie del Nord Italia, che chiedono una rapida ripresa delle attività per evitare il tracollo (Corriere). Le regioni del Nord rappresentano il 45% del PIL italiano: “ogni giorno che passa rappresenta un rischio in più di non riuscire più a rimetterlo in marcia”. Ma il corridoio tra salute, con il rischio di un’ulteriore diffusione del virus, e sostenibilità economica, è stretto: Francesca Re David della FIOM CGIL lamenta le pressioni degli industriali sulla fine del lockdown, considerate premature vista l’emergenza in corso (Il Fatto Quotidiano). I sindacati denunciano un certo ritardo nell’attuare misure di tutela per la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro. Sono proprio gli “eroi per un giorno”, così definiti dal medico-filosofo Denis Maillard, dai fattorini ai lavoratori della logistica, a manifestare il proprio dissenso contro i bassi livelli di protezione e tutele sul lavoro: nelle ultime settimane, negli Stati Uniti è partita un’ondata di proteste e scioperi che ha interessato soprattutto i lavoratori di piattaforma (MR Online). L’episodio ha un parallelo storico non indifferente: come ricorda Joshua Feeman, l’ondata di scioperi più poderosa della storia statunitense si ebbe proprio durante la pandemia di influenza spagnola del 1918-1919. Non mancano le proteste in Italia, anche da parte dei rider. In seguito al ricorso da parte di Riders Union, lo scorso 15 aprile il tribunale di Bologna ha ordinato alla piattaforma Deliveroo di fornire strumenti di protezione come guanti e mascherine (Repubblica).



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L’Unione fa la forza - Secondo Oliver Roethig, Segretario Uni Europa, i Paesi che stanno reagendo meglio alla minaccia del Covid-19 sono quelli dove i sindacati sono più forti e la contrattazione collettiva è più consolidata (Social Europe). In questi Paesi, le misure di emergenza sono state implementate più velocemente e con il favore dei lavoratori, come dimostra il caso danese (Atlantic). Nonostante alcuni esempi virtuosi, tuttavia, solo il 12% dei Paesi ha messo a disposizione forme di sostegno al reddito, e solo un terzo dei Paesi membri del G20 ha promosso forme di protezione dell’impiego per chi è in auto-isolamento (ITUC). Nell’Unione Europea, i sindacati stanno giocando un ruolo di primo piano, avendo già ottenuto misure come giorni di malattia pagata e copertura dei salari in 18 paesi (ETUC). Va in questa direzione anche lo schema “SURE” proposto dalla Commissione Europea, con un pacchetto di 100 miliardi di euro per sostenere il lavoro a termine e finanziare la protezione di impieghi e salari durante la crisi (European Movement). Il fondo servirà ad esempio a finanziare la cassa integrazione italiana o il Kurzabeit tedesco (Linkiesta). Urgono provvedimenti per far sì che i sostegni arrivino anche ai segmenti più deboli del mercato del lavoro, spesso non coperti da misure come la Cassa Integrazione: per questo la Commissione auspica che le misure vengano estese a tutti, inclusi gli autonomi e i gig workers. “Questa è solidarietà europea”, ha dichiarato Ursula von der Leyen.





 


CONSIGLI DI LETTURA

Sotto padrone. Uomini, donne e caporali nell’agromafia italiana
Di Marco Omizzolo



Un viaggio nel cuore delle agromafie, tra caporali che lucrano sul lavoro di donne e uomini, spesso stranieri, sfruttati nelle serre italiane. Braccianti indotti ad assumere sostanze dopanti per lavorare come schiavi. Ragazzi che muoiono – letteralmente – di fatica. Donne che ogni giorno subiscono ricatti e violenze sessuali. Un sistema pervasivo e predatorio che spinge alcuni lavoratori a suicidarsi, mentre padroni e padrini si spartiscono un bottino di circa 25 miliardi di euro l’anno. Un viaggio, quello di Omizzolo, condotto da infiltrato tra i braccianti indiani nell’Agro Pontino e proseguito fino alla regione indiana del Punjab, sulle tracce di un trafficante di esseri umani. Un viaggio che parte dall’osservazione per arrivare alla mobilitazione: scioperi, manifestazioni, denunce per rovesciare un sistema che si può sconfiggere. Sui campi ci si spezza la schiena ma si trova anche la forza di agire e lottare per la libertà.



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