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Fermate le classi, non l’apprendimento

“Stop classes, but don’t stop learning”. È questo il messaggio che arriva dal MIUR nelle parole della Ministra Azzolina che ha presentato martedì il nuovo decreto sulla scuola per rispondere all’emergenza COVID-19 (La Repubblica). Stiamo vivendo la più grave emergenza educativa su scala globale del XXI secolo. Oggi sono 188 i Paesi in cui le scuole sono chiuse, e ammonta a 1.54 miliardi il numero di studenti impossibilitati ad andare a scuola a causa delle chiusure imposte dai governi dei rispettivi paesi (UNESCO). Siamo di fronte a un lockdown che riduce le possibilità di imparare per l’89% degli studenti del mondo, con il rischio che si produca un forte rallentamento nell’apprendimento, un drammatico aumento dell’abbandono scolastico e un complessivo acuirsi dei tassi di povertà educativa già elevati su scala globale (World Bank). In tutto il mondo si discute delle disuguaglianze educative che questa crisi sta generando, ma anche delle possibilità che consentono di contrastarle e di rimediare dove possibile. L’accelerazione digitale prodotta da questa situazione straordinaria può rappresentare un’occasione per innovare l’educazione, i suoi strumenti e i suoi linguaggi (World Economic Forum).


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Rischi diseguali per ragazzi diversi

In Italia come altrove la chiusura delle scuole impatta in modo diseguale le diverse fasce della popolazione. Le misure di distanziamento sociale obbligano i ragazzi a restare chiusi in casa, spesso con spazi insufficienti, scarsa connessione wifi, nessuno o pochi dispositivi digitali  (New York Times). A incidere inoltre sui percorsi di apprendimento sono le competenze e il tempo libero dei rispettivi genitori. La condizione di restrizione nelle mura domestiche e l’homeschooling forzato, insomma, oltre a  offrire minori occasioni di crescita se non addirittura nei casi peggiori sfociare persino in conflitti o violenze domestiche, polarizza e fa perdere contatto coi più fragili: come scrive il ricercatore sociale Stefano Laffi, rompe quel principio di fratellanza e sorellanza che è sempre stato una risorsa preziosa nei momenti di emergenza ed è ora paradossalmente vietato dal rischio di contagi (Gli Asini). Per molte famiglie un aiuto arriva dall’esterno, ossia dalla scuola che, in questo contesto, prova ad assicurare lezioni online per i propri studenti. Ma anche la didattica a distanza non è ugualmente accessibile di fronte a barriere tecnologiche che ne impediscono l’accesso. A mancare sono le connessioni internet e le dotazioni di device digitali per poter accedere alle lezioni che si svolgono su piattaforma web. Oltre 1/3 delle famiglie non possiede né un computer né un tablet (ISTAT). Per chi possiede solo un telefono, le possibilità di fruizione sono ridotte, proprio a causa della minor duttilità degli smartphone (cheFare). Le lezioni a distanza sembrano non bastare ma vanno accompagnate da una dimensione esperienziale e relazionale per dare seguito ai processi di apprendimento (Doppiozero).





 
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Relazioni educative

A causa del lockdown oggi le famiglie si trovano obbligate a una convivenza inaspettata, che se da un lato rappresenta una sfida e una difficoltà per i genitori, dall’altro offre loro l’opportunità di ripensare il proprio ruolo educativo per approfondire alcuni aspetti di crescita, le fatiche, ma anche le aspirazione dei bambini/ragazzi attraverso l’ascolto, il dialogo, e il confronto. In attesa di riscoprire il piacere della relazione autentica e di presenza con la riapertura delle scuole, si prova oggi a rispondere, all’inevitabile distanza della DAD, con una “didattica della vicinanza”. Così la piattaforma “La scuola continua” si adopera per far proseguire l'attività didattica attraverso strumenti digitali e scongiurare il rischio che milioni di ragazzi perdano scuola per un periodo indefinito. Anche in questa fase occorre tenere vive le relazioni interpersonali fondate sull’empatia, per umanizzare la distanza attraverso i canali virtuali a disposizione, provando a difendere la funzione sociale della scuola. Come sottolinea Annamaria Palmieri (Assessore alla Scuola del Comune di Napoli), sta emergendo con forza il ruolo fondamentale della scuola quale infrastruttura sociale di fondamentale importanza perché capace di offrire, in tempi normali, uno spazio fisico di incontro, un luogo per le relazioni umane.

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Ritorno al futuro

La chiusura delle scuole e l'accelerazione di nuove sperimentazioni didattiche offrono l’opportunità di pensare a una nuova idea di educazione. Questa può essere l’occasione per interrogarci – scrive Giulia Tosoni, responsabile del Centro di Istruzione degli Adulti e degli Adolescenti del Comune di Milano – su quale tipo di scuola vogliamo riaprire quando si tornerà alla normalità. Quali linguaggi, quali spazi, quali strumenti e quali tecnologie vogliamo adottare per la scuola di domani? Non solo, può essere questa l’occasione per ripensare il rapporto tra generazioni, come nel progetto Cirkel, dove la costruzione di relazioni intergenerazionali consente alle persone di imparare e crescere, tanto a livello personale, quanto a livello professionale (Avvenire). Nella convivenza col digitale, potrà diventare la norma la costruzione di un ambiente scolastico virtuale sempre aggiornato dove inserire e condividere materiali di supporto, intorno ai quali sviluppare un’interazione a distanza. Tra fatiche, certezze, risposte e innovazioni in campo occorre oggi più che mai identificare politiche e interventi capaci di ridare centralità all’educazione nell’agire politico e sociale. Risulterà necessario fin da subito interrogarsi sul ruolo che l’attore pubblico deve e dovrà giocare in questa partita e sulle alleanze educative e territoriali che si potranno attuare per  rilanciare il ruolo propulsivo dell’educazione per il progresso sociale ed economico del Paese. Con un obiettivo comune, ci ricorda la ricercatrice di INDIRE Annalisa Buffardi: tornare a formare individui capaci di guidare il cambiamento, a partire dalle opportunità offerte dalle tecnologie e scegliendo la direzione del benessere individuale e collettivo.



 

CONSIGLI DI LETTURA

E se domani - Scuola
Di Pietro Savastio, Santa Parrello, Maurizio Braucci, Rachele Furfaro

La società attuale si caratterizza per tassi di mobilità sociale decisamente inferiori rispetto al passato. L'origine famigliare e geografica pesa sempre di più e il sistema educativo, storicamente vettore di uguaglianza ed emancipazione, fatica a svolgere la propria funzione. Se l’avvenire passa attraverso l’educazione occorre ripensare gli interventi scolastici e peri-scolastici, affinché le esperienze educative e culturali diventino reale veicolo di libertà e riscatto sociale. Dagli operatori attivi sul campo giunge un immaginario educativo nuovo e trasformatore, fatto di socializzazione e riconoscimento dell'altro, all'insegna della mixité sociale e della responsabilità solidale e condivisa.



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